Ormai, sono moltissimi gli interventi in corso con il Superbonus 110% in tutto il paese. Questa agevolazione è rivolta a persone fisiche, che detengono immobili al di fuori dell’esercizio di impresa.
Questo elemento soggettivo è molto importante. Infatti, risulta palese che uno degli effetti del superbonus è quello di incrementare il valore dell’immobile riqualificato energeticamente. Un incremento che, come già chiarito dall’agenzia delle entrate (vedi risposta n. 204 del marzo 2021) non genera una plusvalenza, nonostante che per la sua realizzazione non siano stati sostenuti effettivamente dei costi dal proprietario.
Tuttavia, non bisogna fraintendere! Quanto riportato al periodo precedente, anche in termini di plusvalenza, vale per una persona fisica che abbia operato senza il fine di un “arricchimento”. Infatti, se la persona fisica assume un comportamento antecedente l’atto di cessione (che può manifestarsi con la realizzazione di un articolato intervento di riqualificazione energetica per poi cedere subito l’immobile riqualificato o, ad esempio, destinarlo a locazioni brevi) finalizzato a generare un proprio “arricchimento” potrebbe vedersi riqualificare dall’ADE questa attività come attività imprenditoriale.
In particolare, già numerose riviste di area fiscale, hanno dedicato approfondimento al rischio che: un privato che acquisti un immobile da ristrutturare, effettui degli interventi agevolati in superbonus, per poi procedere a successiva rivendita, possa rischiare di vedersi riqualificare l’attività in imprenditoriale. Il tutto, considerando che vi è una ampia casistica e giurisprudenza sul tema della riqualificazione ad attività imprenditoriale di operazioni immobiliari fatte da persone fisiche.
Questo argomento è trattato nel blog, in quanto, spesso durante i sopralluoghi per superbonus, ci troviamo di fronte ad abitazioni disabitate ed in cattivo stato di conservazione acquistate di recente da persone fisiche, con l’obiettivo manifesto di riqualificarle e rivenderle. In questi casi, non accettiamo l’incarico di verificare la fattibilità ed informiamo il soggetto dei potenziali rischi cui incorre. Inoltre, manca ormai poco alla scadenza dell’agevolazione ed in un’ottica di equità e di sostenibilità ambientale, ci pare opportuno dare la priorità a prime case abitate per tutto l’anno da famiglie a basso reddito che, probabilmente, un intervento del genere, non potrebbero mai realizzarlo senza una agevolazione completa. La legge consente di fare interventi in superbonus anche su seconde case, abitate per poche settimane l’anno, cosa che appare una follia se rapportiamo i costi degli interventi al periodo di effettivo consumo energetico, ma nessuna legge obbliga le imprese ad accettare di realizzare questi interventi.
